Mar 30, 2014 News Commenti disabilitati su “I riti della settimana Santa” di Santino Beccarisi
Cari amici,
fra meno di un mese festeggeremo la Resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo, magari davanti “allu pecurieddru de pasta de mendula” e alla tradizionale “cuddrura”, quest’ultima un tempo doveva essere consumata il dì di pasquetta.
La Santa Pasqua per i galatinesi è stata sempre una festa molto sentita, con i riti della settimana Santa: in particolare la visita dei fedeli ai Santi Sepolcri del giovedì Santo; ma il momento più atteso è al mattino del sabato santo con la suggestiva processione del Cristo morto.
Ma non tutti sanno che cento anni fa, Pasqua fu festeggiata con particolare fede e commozione. Infatti la comunità galatinese era appena tornata alla normalità, in quanto reduce di un editto punitivo indetto dal papa Pio X. Ma cos’era successo?
Nel 1913 ci furono le elezioni politiche, che videro il candidato magliese Vincenzo Tamborino vittorioso sul candidato galatinese Antonio Vallone, a senatore del Regno. Per i galatinesi fu una delusione, ma a renderla più amara fu la consapevolezza dell’appoggio alla candidatura del neo-senatore magliese da parte dell’arcivescovo di Otranto, monsignor Giuseppe Ridolfi. Da lì a poco si sarebbero celebrate le Cresime nella chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo, qui a Galatina. Per quello che era successo durante la campagna elettorale, al monsignor Ridolfi fu inviato un messaggio: la sua presenza non era gradita. Il vescovo rise divertito.
Fu così che durante la cerimonia religiosa, un gruppo di galatinesi sostenitori dello sconfitto Vallone, s’infiltrarono tra i fedeli e parenti dei ragazzi e iniziarono a urlare e inveire contro il vescovo; monsignor Ridolfi fu costretto ad abbandonare la celebrazione e a fuggire alla vicina Soleto. Di questo grave episodio fu informato il Vaticano, il quale defenestrò il Vescovo in questione, difatti fu trasferito negli uffici vaticani, ed emise un editto punitivo per la comunità galatinese che si vide privare il diritto d’accesso in tutte le chiese della città, fino “a data da definirsi”. Tutti i galatinesi, per colpa di alcuni suoi concittadini, si videro costretti ad osservare i riti religiosi di Natale, Capodanno ed Epifania trasferendosi nei centro abitati vicini. Fu una decisione severa e ingiusta che puniva una intera comunità per pochi suoi facinorosi cittadini.
Tant’è che a fine Gennaio 1914 tutto tornò alla normalità. I galatinesi festeggiarono la Pasqua del 1914 con profonda fede e ricco entusiasmo, proprio per le vicende appena narrate che caratterizzarono quegli anni.
Laus Deo.
Santino Beccarisi
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